Ecco la locandina! Chi ricorda la locandina del raduno di Livorno troverà che ci sono…continuità e coerenza, ma a noi piaceva molto e l’abbiamo ripresa volentieri.
Come potete leggere inizieremo alle 17, e passeremo il pomeriggio ad accogliere chi arriva, a conoscere di persona i nuovi amici, riabbracciare le vecchie conoscenze, raccontarci le novità.
Il tutto naturalmente con sottofondo musicale autoprodotto da chi ne avrà voglia e da chi si metterà a disposizione: portate i vostri strumenti e le vostre voci!
Alle 19.30 inizierà l’aperitivo a KmO preparato dalle Officine Corsare, al costo di 5€ . Naturalmente il bar del circolo sarà a disposizione dal pomeriggio in avanti per esigenze…extra.
Quando ci saremo ricaricati potremmo trasferirci nel “cubo” ovvero la sala/auditorium del circolo, per la serata, dove avremo a disposizione qualche strumento tecnico per proporci a vicenda e condividere quello che ci piacerà cantare e fare ascoltare: naturalmente non sarà e non vorrà essere un concerto, ma una cantata collettiva, con spazio per tutti i volenterosi e valenti musici-cantanti. Quindi a maggior ragione: portate i vostri strumenti, le vostre voci, e le vostre preferenze sul tema della musica di protesta!
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Come in parte preannunciato su questi canali, a dicembre abbiamo pensato di organizzare un piccolo raduno de ilDeposito.org :)
Come sempre sarà l’occasione per vedersi, conoscersi, cantare e suonare insieme!
Questo evento si terrà il 4 dicembre 2010 a Torino, presso il circolo Arci “Officine Corsare”, in via Pallavicino 35. Si tratta di un circolo Arci, per entrare sarà necessario avere, o ovviamente fare sul momento la tessera Arci, ma questo lo specificheremo in seguito.
Questo “raduno” si terrà probabilmente dal tardo pomeriggio a tutta la sera, fino al dopo cena. Non abbiamo ancora definito gli orari precisi, quindi vi invitiamo a seguirci tramite i soliti nostri canali:
- mailing list: http://www.ildeposito.org/comunica/mailing_list.php
- twitter: http://www.twitter.com/ildeposito
- facebook: http://www.facebook.com/ildeposito.org
- blog: http://blog.ildeposito.org
- forum: http://www.ildeposito.org/forum
Si tratta ovviamente di un evento pubblico, quindi non è necessario che prenotiate o diate conferma (come era successo per Livorno, un anno fa). Anche se ovviamente ci piacerebbe che comunque ci diciate se pensate di venire, per organizzare al meglio il tutto :)
Per ora è tutto, molto a breve faremo una locandina di questo evento con tutte le informazioni precise, cosicché possiate, se vi va, farla girare, etc.
Un caro saluto a tutti, tutti a Torino! :)
Sergej
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A quasi un anno e mezzo dal mitico raduno di Livorno, sembra che ilDeposito.org ne stia preparando un altro…
Volevamo pensare “in piccolo” e abiamo scelto Torino, in modo che almeno metà staff (cioè Viola) riesca ad occuparsi direttamente degli aspetti pratici. E in modo che l’organizzazione non ci richieda risorse ed energie che francamente, solol in due, lontani geograficamente, e da “appassionati” e basta, non possediamo. Ma, se tutto fila liscio, anche questa volta sarà un bel raduno, che sarà fatto “in grande” dalla partecipazione di chi interverrà.
L’articolo che precede questo parla del sesto compleanno de ilDeposito.org, se vi ricordate anche il quinto meritò un articolo, soprattutto perchè cadde in concomitanza con la mostra dei materiali del sito, a Cagliari.
Da Livorno, da Cagliari, sono successe un po’ di cose, abbiamo cominciato ad affaciarci, dapprima timidamente, poi via via più coraggiosi, su situazioni interessanti e stimolanti, con la nostra partecipazione fisica. Di pari passo queste esperienze hanno portato riflessioni, pensieri, discorsi, progetti più o meno realistici e realizzabili.
Abbiamo alcune “fisse” che ci portiamo dietro, in giro per l’Italia del canto sociale, e che cerchiamo sempre di fare emergere. Una tra queste è la questione sull’esistenze e sulla natura del canto di protesta contemporaneo, e sull’eventuale suo futuro. Questione che potrà influenzare anche il futuro del sito, le sue iniziative, i suoi cambiamenti, senza nulla togliere alla natura principale de ilDeposito.org, ovvero l’essere un archivio. Un’altra “fissa” è realizzare un progetto all’interno del sito che valorizzi l’aspetto storico del canto sociale, l’aspetto di cronaca, narrazione e commento, da parte di un’espressione culturale non egemonica come i canti di denuncia, rivendicaazione e speranza, a partire dai materiali dell’archvio del sito stesso. E di queste cose ci piace sempre moltissimo parlare con i nostri amici, anzi ne abbiamo bisogno. “Uscire” è sempre fonte di idee, ma anche di conferme, ovvero che siamo compagni di strada di altri, e che altri lo sono per noi.
Quindi aspettiamo tutti gli amici di sempre e quelli nuovi a Torino, che sì, sarà anche un po’ decentrata, e dove a dicembre potrà anche fare un freddo intenso. Non ci aspettiamo altro che vivere un momento di festa, di scambio, di piacere di vedersi, cantare, ragionare, e dove magari dare uno sguardo al futuro: che occuparsi di canto sociale e di protesta non significa solo e sempre guardare dietro le proprie spalle. Almeno noi vorremmo che fosse così.
Allora ci si vede a Torino, il 18 dicembre. Naturalmente man mano che l’organizzazione procede sarete informati con i soliti nostri canali: questo blog, la mailing list, il forum, la pagina pubblica su facebook. E magari attraverso altri modi che ci verranno in mente via via.
Per iscriversi alla mailing list: http://www.ildeposito.org/comunica/mailing_list.php
Il forum: http://www.ildeposito.org/forum/index.php
Facebook: http://www.facebook.com/ildeposito.org
Uncaro saluto a tutti/e, e a presto!
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Quest’anno non c’è stata occasione per mangiare una torta, o festeggiare, comunque ieri ilDeposito.org ha compiuto il suo compleanno, raggiungendo la veneranda età di 6 anni. Siamo pronti per iscriverci alla scuola elementare, alla faccia del maestro unico! ;)
In questo periodo siamo forse un po’ meno presenti, ma un motivo c’è. Siamo impegnati in due operazioni molto importanti. Innanzitutto una “revisione” generale dei canti, per correggere qualche errore/refuso di troppo, qualche errore di catalogazione, etc.
Inoltre stiamo lavorando a una “nuova” versione del sito, che si baserà su Drupal, una nota piattaforma CMS, che ci permetterà di gestire il tutto in modo molto più razionale e inoltre vedrà la luce una nuova organizzazione della “Storia cantata”, incentrata sugli eventi, con una bella mappa navigabile, una linea del tempo, e via così. Insomma altri strumenti, nonché altre possibilità di interazione e di collaborazione.
Il lavoro da fare è ancora un po’, ma speriamo sbrigarci il prima possibile :)
Approfitto di questo piccolo anniversario/compleanno per ringraziare Viola, l’ormai indispensabile “collaboratrice” (ma forse questo titolo sminuisce il tutto) e tutti coloro che ci seguono, che ci scrivono, che ci segnalano contenuti per il sito (in particolare Tino che ci tiene informati sulle iniziative toscane).
Un caro saluto a tutti, e grazie :)
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I tetti di Vinca
Il 24 agosto sono 66 anni dall’eccidio di Vinca, perpetrato nel 1944 dalle SS di Walter Reder e dalla Brigata Nera “Mai Morti”. L’intento di quella strage, come delle altre che insanguinarono la “linea Gotica” durante la ritirata dei nazi-fascisti, era di seminare il terrore tra i civili e di fare terra bruciata attorno ai partigiani, non lasciare vivo nessun essere umano che li potesse accogliere e nascondere , nessun animale, e non lasciare integra nessuna derrata che li potesse sfamare, distruggendo col fuoco persone, ripari e cibo. 174 civili, soprattutto donne, bambini e neonati, trucidati ferocemente e bruciati nel giro di poche ore.
Vinca (nel comune di Fivizzano, in provincia di Massa-Carrara) era e d è un borgo speciale: isolato in una conca tra montagne impervie, un paese famoso per il suo pane, che, data la relativa “ricchezza” degli abitanti, pastori degli armenti portati lassù nei mesi estivi, si potevano permettere di farlo con la farina di grano, non mescolata con quella di castagne, come facevano gli altri. Chi la conosce bene mi ha detto che quella che abita a Vinca è gente speciale, per l’isolamento in cui ha vissuto, è diversa nei modi e nella parlata da chi sta in pianura, o nelle altre vallate. E in quell’isolamento subì la sua distruzione, senza neanche sapere bene perchè, e cosa stesse accadendo fuori da quella stretta conca isolata.
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Sabato 19 giugno, nell’ambito del Festival dell’Oralità Popolare, a Torino, abbiamo potuto assistere ad una breve lezione sull’importanza delle fonti orali per la storiografia contemporanea, in cui Cesare
Bermani ha ripercorso sinteticamente l’esperienza sorprendente dei Cantacronache in quanto apripista della ricerca etnomusicale sul campo, il cui testimone passò, al Nuovo Canzoniere Italiano, e ad una costellazione di ricercatori, raccoglitori, esecutori, eccetera, che ci restituirono nel corso di un ventennio, un patrimonio di prima mano, fatto di migliaia di canti popolari o cantati comunque dalle classi subalterne, inerenti l’intero ciclo di vita, compresi, ovviamente, i canti sociali, di protesta, di lotta.
Il discorso di Bermani è stato contrappuntato in modo brillante e garbato, dai commenti e dalle interpretazioni di Fausto Amodei di alcuni esempi di canti politici, databili nei decenni a cavallo di Ottocento e Novecento, anche in dialetto piemontese, alcuni riconducibili al genere della “cantata operaia”, e da “Gorizia”. Cesare Bermani ha cantato invece “Che cosa vogliamo”, una parodia socialista dell’”Inno di Mameli”, databile ai primissimi anni del ‘900.
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I fiati sprecati nel prato
Quando ilDeposito.org si “materializza” è sempre un bel momento.
E anche a Sesto Fiorentino è andata così.
Innanzi tutto Sergej ed io abbiamo fatto il nostro ingresso nella villa che ospita l’Istituto Ernesto de Martino piuttosto emozionati, consapevoli di varcare una soglia importante per tutti coloro che si occupano di cultura e di storia delle classi subalterne, ma anche sapendo che avremmo trovato amici e compagni con cui avevamo già condiviso qualcosa.
Il clima in cui ci siamo trovati coinvolti è stato, secondo me, da vera festa popolare, e non abbiamo tardato a sentirci “a casa”, a riconoscere i volti famigliari di chi avevamo incontrato a Livorno al raduno, e a Bologna ad ottobre: questa non è stata forse una sorpresa ma certamente il piacere di riallacciare contatti, e di sapere che in qualche modo la continuità non era mai venuta meno, come se ci fossimo lasciati ieri.
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Il primo maggio è la festa dei lavoratori. Una delle poche “feste” laiche, che nell’immaginario collettivo comune è accomunato al classico “concertone” di Roma, di piazza San Giovanni, in cui fanno capolino tra i più noti volti della canzone italiana, e non.
Ma, ovviamente, di iniziative di questo tipo ce ne sono in tutta Italia, per tutti i gusti. E non è detto che siano peggiori di quelle più blasonate ;)
Da diversi anni c’è un appuntamento fisso, che è la festa del primo maggio all’Istituto Ernesto de Martino. Leggi il resto »
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La Resistenza è uno dei momenti della storia d’Italia più “cantati”. Sia per quanto riguarda i canti stessi prodotti durante tale periodo, sia per i canti che sono stati composti *dopo* e che in qualche modo ne raccontano le gesta e ne mettono in evidenza momento ed episodi particolari.
Quest’anno abbiamo deciso di fare un piccolo approfondimento dedicato ai canti sulla Resistenza, scritti dall’immediato dopoguerra, con qualche balzo fino agli anni ‘70.
Cantacronache e Resistenza
Il “movimento” dei Cantacronache, attivo a Torino dal 1958 al 1962, è stato protagonista di una (ri)nascita del canto “impegnato”, che si è esplicitato anche in diversi canti legati alla Resistenza.
Due di questi sono stati composti da Italo Calvino e musicati da Sergio Liberovici.
- Oltre il ponte (qui l’audio): una rievocazione dello spirito della Resistenza, che descrive in modo molto evocativo l’atteggiamento dei partigiani, raccontato così da creare un rapporto tra il presente e il passato, ovvero tra il dopo-liberazione e la Resistenza
- Dove vola l’avvoltoio (qui l’audio): non proprio un canto sulla Resistenza, ma sicuramente un canzone contro la guerra, con un evidente riferimento ai tedeschi e che comunque auspica un rifiuto totale della guerra, maturato dopo l’incredibile distruzione vissuta.
Di Fausto Amodei abbiamo Il fazzoletto rosso (qui l’audio), una bellissima fiaba che mette in evidenza lo spirito di solidarietà dei partigiani, non solo italiani e di fratellanza, al di là delle rivendicazioni nazionali.
Di Michele L. Straniero (con musica di Amodei) c’è invece Partigiani fratelli maggiori (qui l’audio), canzone che esprime in modo molto chiaro il rapporto tra il passato, della lotta dei partigiani, e le lotte politiche del presente, viste come continuazione della stessa lotta di liberazione e di emancipazione.
Tredici milioni di uomini (qui l’audio) è invece una canzone di Emilio Jona che racconta l’orrore dei campi di sterminio nazifascisti, ultima meta per ebrei e perseguitati politici.
Per chiudere, segnaliamo Partigiano sconosciuto (qui l’audio), una poesia di Claudina Vaccari, musicata da Sergio Liberovici, che racconta le gesta di un partigiano morte lontano da casa, e per questo rimasto sconosciuto.
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Cantare in un coro, specialmente in un coro di canti sociali e/o popolari, può essere un’esperienza “unica e irripetibile”, e questo cd lo conferma.
Molti cori con quel repertorio si caratterizzano come “laboratori”, dove, oltre che imparare delle canzoni, magari apprendendo anche delle nozioni tecniche di base, si impara a conoscere anche il senso storico, sociale, antropologico del proprio repertorio, e spesso si sperimenta anche un certo livello di autogestione e di condivisione di responsabilità nelle scelte.
I gruppi che cantano nel cd Inconto ai venti hanno questa caratteristica comune, per quanto i risultati del loro lavoro siano dissimili: ancora una volta questo conferma la duttilità e la caratteristica di fondo del cantare popolare, ovvero il poterne fare praticamente ciò che si vuole. Certo così facendo non si ottiene l’approvazione e non si incontrano i gusti di tutti, ma ci sente liberi di sperimentare e di creare: e questa mi sembra sia un’altra caratteristica della raccolta, che di comune ha la scelta di repertorio, ma ogni gruppo si esprime in modi anche piuttosto distanti l’uno dall’altro. Il senso di collocare insieme diversi risultati è davvero interessante, per una volta si ascoltano convivere anche “idee” diverse del cosa fare col canto popolare, e convivere pacificamente su un supporto moderno e facilmente fruibile, senza dover andare a fare i topi d’archivio o i collezionisti di rarità discografiche del passato.
Qui di seguito l’elenco delle tracce contenute nel cd :
- “Le nostre canzoni” versi di Nazim Hikmet letti da Paola Brolati
- “Tourdion”, Primula vernalis
- “Piamontesi, mandimi a casa”, Pane e guerra
- “Vien la primavera”, Coro dei Minatori
- “Inno individualista”, Voci di mezzo
- “Inno della rivolta”, Voci di Mezzo
- “Caserio”, Coro dei Minatori
- “Inno del maggio”, Sedici agosto
- La canzona c’ammazzi li preti”, Hard coro de’ marchi
- “Petrolio”, Hard coro de’ marchi
- “Il galeone”, Li bellizzi
- “La bessa”, Hard coro de’ marchi
- “Il maschio di Volterra”, Sedici agosto
- “Siam del popolo gli Arditi”, Pane e guerra
- “DAi monti di Sarzana”, Voci di mezzo
- “Partigiani, fratelli maggiori”, Pane e guerra
- “Batton l’otto” , Amore ribelle & Li bellizzi
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