66 anni dopo, Vinca e un giro nelle Apuane
Pubblicato da Violadelpensiero il 24 agosto 2010 in Riflessioni

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I tetti di Vinca

Il 24 agosto sono 66 anni dall’eccidio di Vinca, perpetrato nel 1944 dalle SS di Walter Reder e dalla Brigata Nera “Mai Morti”. L’intento di quella strage, come delle altre che insanguinarono la “linea Gotica” durante la ritirata dei nazi-fascisti, era di seminare il terrore tra i civili e di fare terra bruciata attorno ai partigiani, non lasciare vivo nessun essere umano che li potesse accogliere e nascondere , nessun animale, e non lasciare integra nessuna derrata che li potesse sfamare, distruggendo col fuoco persone, ripari e cibo. 174 civili, soprattutto donne, bambini e neonati,  trucidati ferocemente e bruciati nel giro di poche ore.

Vinca (nel comune di Fivizzano, in provincia di Massa-Carrara) era e d è un borgo speciale: isolato in una conca tra montagne impervie, un paese famoso per il suo pane, che, data la relativa “ricchezza” degli abitanti, pastori degli armenti portati lassù nei mesi estivi, si potevano permettere di farlo con la farina di grano, non mescolata con quella di castagne, come facevano gli altri. Chi la conosce bene mi ha detto che quella che abita a Vinca è gente speciale, per l’isolamento in cui ha vissuto, è diversa nei modi e nella parlata da chi sta in pianura, o nelle altre vallate. E in quell’isolamento subì la sua distruzione, senza neanche sapere bene perchè, e cosa stesse accadendo fuori da quella stretta conca isolata.

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Monte Sagro e cave di marmo

A luglio ho fatto un piccolo giro nelle Apuane, ho visto Vinca dall’alto, i suoi tetti, dalla Foce di Giovo, ai Piedi del Pizzo d’Uccello: non mi è bastato il cuore e il coraggio di scendere. Ho guardato quei tetti, e ho pensato a quanto avevo letto sull’inaudita violenza del ‘44. Durante questo breve viaggio ho naturalmente veduto il monte Sagro, il ventre martoriato dalla cava e dalla mina, in tutte le sue facce, la più austera, dalla parte di Orto di Donna, e quella dolce, verso Carrara, ma dal quale sparò il cannone che i macellai nazi-fascisti si portarono appresso. E il Sagro mi ha accompagnata, a Foce di Pianza, a Campo Cecina, a Fosdinovo, arrivando col treno a Sarzana… come un monito ossessivo.

Come ho detto a Sergej in quei giorni, quando vado in giro, mi viene voglia di fare, oltre che la storia, anche la geografia cantata…

Alla strage di Vinca sono stati dedicati due canti, e uno a tutte le stragi di quel periodo e di quei luoghi. In archvio abbiamo:

Per approfondire sull’eccidio di Vinca:

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Commenti (1)

dario cangelli25 agosto 2010, alle 12:31

grazie, una bella testimonianza

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