ilDeposito.org si materializza a Sesto Fiorentino
Pubblicato da Violadelpensiero il 7 maggio 2010 in Eventi

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I fiati sprecati nel prato
Quando ilDeposito.org si “materializza” è sempre un bel momento.
E anche a Sesto Fiorentino è andata così.
Innanzi tutto Sergej ed io abbiamo fatto il nostro ingresso nella villa che ospita l’Istituto Ernesto de Martino piuttosto emozionati, consapevoli di varcare una soglia importante per tutti coloro che si occupano di cultura e di storia delle classi subalterne, ma anche sapendo che avremmo trovato amici e compagni con cui avevamo già condiviso qualcosa.
Il clima in cui ci siamo trovati coinvolti è stato, secondo me, da vera festa popolare, e non abbiamo tardato a sentirci “a casa”, a riconoscere i volti famigliari di chi avevamo incontrato a Livorno al raduno, e a Bologna ad ottobre: questa non è stata forse una sorpresa ma certamente il piacere di riallacciare contatti, e di sapere che in qualche modo la continuità non era mai venuta meno, come se ci fossimo lasciati ieri.
La festa è iniziata col pranzo popolare, ovvero una quantità di cibo preparato dai volontari dell’istituto, buone cose toscane da mangiare e da bere, distribuite generosamente sino al tardo pomeriggio (”qualcuno” :-) alle 17 mangiava fagioli e salamino…), e con gli ospiti che si sparpagliavano nel grande prato del parco, affolato di bambini che giocavano, cani in libertà, ragazzi e ragazze, anziani, persone di tutte le età: immediatamente ai tavoli partivano spontanei i canti dei gruppi più o meno formali che avevano quasi l’impellenza di esprimersi.
Verso le 14.30 la parata del gruppo “Fiati sprecati”, un ensable colorato e bravissimo di fiati, fisarmoniche, organetti, percussioni, ha dato il via alla parte di spettacolo: ma in realtà tutti coloro che sono saliti sul palco, artisti più o meno famosi, gruppi, formazioni, solisti, e cori popolari, non han fatto altro che dare pretesto e occasione a tutti quelli che ne avevano voglia di cantare con loro, senza grandi timori reverenziali.
Tra tutti io ho molto apprezzato, personalmente, l’esibizione dei “Fratelli Rossi”, di Firenze, e dell’”Hard Coro De’ Marchi”, di Bologna: due relatà e due modi tutto sommato lontani tra loro di fare musica popolare e di protesta, ma con il pregio di riflettere dei percorsi non banali per restare in sintonia con l’evoluzione dei tempi e dei gusti della gente, e che esprimono ciascuno a loro modo forte vitalità e personalità.
Pochi discorsi, poche formalità: il sindaco di Sesto Fiorentino a riflettere su come amaramente il primo maggio sembri intaccato da queste temperie cupe che vorrebbe svilire e svuotare di senso le “nostre” feste e i “nostri” momenti. E naturalmente il saluto e il ringraziamento a tutti i partecipanti da parte dell’Istituto, nella persona del suo presidente, Stefano Arrighetti, che per noi stato un ospite generoso ed è diventato presto un amico, che ringraziamo, insieme ai suoi collaboratori e alle sue collaboratrici, pieni di passione.
Per noi de ilDeposito.org, è stata anche l’occasione per stringere rapporti e riprendere contatti, confrontarci con chi prima di noi e meglio di noi si è occupato e continua ad occuparsi di canti popolari e di protesta. Mi piace sottolineare però che tutto questo non ha significato da parte nostra un atteggiamento “reverenziale”, e che nessuno ci ha trattati con la condiscendenza che forse potevamo temere: invece abbiamo sperimentato grande autenticità e accoglienza, interesse e reciproca voglia di conoscersi e di collaborare e di continuare a d incontrarsi.
E’ stata anche l’opportunità di renderci finalmente “noti” ad un po’ di utenti e frequentatori del sito, che ci hanno riconosciuti mediante le provvidenziali magliette nere col logo della nota rossa e stellina bianca, che abbiamo indossato disinvoltamente e che dietro portavano scritto “nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà”. E non sempre è stato facile e scontato spiegare che di fatto ilDeposito.org non sta da nessuna parte che non sia il web, le nostre teste e, per la collaboratrice, il suo cuore (parlo per me): luoghi solo apparentemente irreali, ma intensamente abitati.
Ci siamo fermati sino agli sgoccioli della giornata, senza perderci nemmeno un pezzettino, e anzi, indugiando ancora nel patio a cantare mentre attorno a noi si sbaraccava, un po’ incapaci forse di separaci da quel luogo e da quelle persone, che per un giorno sono stati davvero “nostra patria”.

Bellissimo. Complimenti e grazie del “racconto” :-)
Marghi
chissà perché ma mi immagino chi è quel “qualcuno”
hi hi hi…