Cantare “Incontro ai Venti”
Pubblicato da Violadelpensiero il 22 febbraio 2010 in Recensioni
Cantare in un coro, specialmente in un coro di canti sociali e/o popolari, può essere un’esperienza “unica e irripetibile”, e questo cd lo conferma.
Molti cori con quel repertorio si caratterizzano come “laboratori”, dove, oltre che imparare delle canzoni, magari apprendendo anche delle nozioni tecniche di base, si impara a conoscere anche il senso storico, sociale, antropologico del proprio repertorio, e spesso si sperimenta anche un certo livello di autogestione e di condivisione di responsabilità nelle scelte.
I gruppi che cantano nel cd Inconto ai venti hanno questa caratteristica comune, per quanto i risultati del loro lavoro siano dissimili: ancora una volta questo conferma la duttilità e la caratteristica di fondo del cantare popolare, ovvero il poterne fare praticamente ciò che si vuole. Certo così facendo non si ottiene l’approvazione e non si incontrano i gusti di tutti, ma ci sente liberi di sperimentare e di creare: e questa mi sembra sia un’altra caratteristica della raccolta, che di comune ha la scelta di repertorio, ma ogni gruppo si esprime in modi anche piuttosto distanti l’uno dall’altro. Il senso di collocare insieme diversi risultati è davvero interessante, per una volta si ascoltano convivere anche “idee” diverse del cosa fare col canto popolare, e convivere pacificamente su un supporto moderno e facilmente fruibile, senza dover andare a fare i topi d’archivio o i collezionisti di rarità discografiche del passato.
Qui di seguito l’elenco delle tracce contenute nel cd :
- “Le nostre canzoni” versi di Nazim Hikmet letti da Paola Brolati
- “Tourdion”, Primula vernalis
- “Piamontesi, mandimi a casa”, Pane e guerra
- “Vien la primavera”, Coro dei Minatori
- “Inno individualista”, Voci di mezzo
- “Inno della rivolta”, Voci di Mezzo
- “Caserio”, Coro dei Minatori
- “Inno del maggio”, Sedici agosto
- La canzona c’ammazzi li preti”, Hard coro de’ marchi
- “Petrolio”, Hard coro de’ marchi
- “Il galeone”, Li bellizzi
- “La bessa”, Hard coro de’ marchi
- “Il maschio di Volterra”, Sedici agosto
- “Siam del popolo gli Arditi”, Pane e guerra
- “DAi monti di Sarzana”, Voci di mezzo
- “Partigiani, fratelli maggiori”, Pane e guerra
- “Batton l’otto” , Amore ribelle & Li bellizzi
Personalmente, e sottolineo, personalmente, trovo che non tutto il repertorio di canto sociale e di protesta si adatti all’esecuzione di un coro, specialmente quando un canto nasce per un solo esecutore, come nel caso delle canzoni d’autore, che, salvo rare eccezioni, non funzionano bene eseguite in tanti. Questo può forse valere anche per il repertorio di ballate epiche, o di cantastorie (come i tanti” Caserio” e “Matteotti” e “Sacco e Vanzetti”, ad esempio), che nell’esecuzione di un solista e di due tre cantori forse rendono meglio.
Certo invece i canti partigiani, o di lavoro (come quelli di risaia, di filanda, di miniera), o le cantate operaie, o le classiche canzoni libertarie che non per niente si chiamano “Inni”, nascono corali, siano o meno d’autore, e così si cantano. Ma anche in questo caso le vie per farlo, gli stili, possono variare: non credo esista un discorso filologico da fare attualmente, perchè se ci interessa sapere come si presenta un canto all’”origine” (che poi vuol dire solo la forma in cui è stato racolto sul campo, e non molto altro, se si tratta di materiale popolare) allora ci consultiamo un archivio e non ci rivolgiamo necessariamente ad un coro di persone che cantano per il piacere di farlo e per la cultura e la bellezza che ritengono di trasmettere. Per il resto ciascuno o ciascun gruppo canta anche secondo il suo gusto, la sua capacità tecnica, la sua fanatsia: i risultati ogni ascoltatore li giudica secondo il proprio criterio estetico e la sua esperienza personale. Che è un po’ quello che avviene ascoltando Incontro ai Venti.
I concetti espressi da Rino De Michele nella presentazione del progetto sono interessanti, e condivisibili nella misura in cui sembrano porsi la questione del valore, del significato, del senso della proposta odierne di tale repertorio e dei modi in cui ciò avviene : noi de ilDeposito non giungiamo alle medesime risposte, o alla medesimea sicurezza in merito. Ma questo è un discorso diverso, non di piccola portata, e che continua ad affacciarsi alla nostra attenzione, alla nostra riflessione, molto spesso proprio stimolate da esperienze come quella di Incontro ai venti.
Anche ciò che dice il curatore sul cantare in coro, ovvero io direi sul cantare “insieme” (in fondo il “coro” è una categoria più specifica del cantare insieme, con forse delle caratteristiche proprie, che lo possano definire tale) è condivisibile, se si considera la potenza e il potere del canto eseguito insieme da uomini e donne, in gruppi piccoli e grandi, un intero corteo di lavoratori, ma anche il piccolo distaccamento di partigiani, o la squadra di mondine in risaia, che hanno in comune esperienze, ideali, rivendicazioni, paure. Anche su questa dimensione però non è peregrino domandarsi cosa avviene ora, tra gli attuali marginali, antagonisti, sfruttati e oppressi.
Il cd si puo’ procurare facendo un versamento sul
ccp12347316
intestato a Santin Fabio
cp.85 succ.8, 30171 Mestre-VE
causale “cd cori”.
Il prezzo di ogni copia e’ fissato a
10 € ma, per 5 copie o multipli di 5, c’è uno
sconto del 40% (quindi 6 € a copia).
Intanto un bel grazie a Roberta per l’attenzione che traspare da quello che ha scritto. Poi, rientrando in un mio percorso estetico (e sociale), volevo evidenziare il fatto che i canti stessi, proposti da ogni coro in modo cosi’ vario, non sono casuali ed allora e’ importante creare situazioni nuove e, come si dice, agitare le acque. Penso che ogni creativo, o gruppo di creativi dovrebbe collocare questo traguardo nei propri obbiettivi e i canti della tradizione di protesta o di denuncia avevano essenzialmente questo fine. Oggi i canti della tradizione popolare, con la loro grammatica e musicalita’ cosi’ datate, sembrano i piu’ distanti da quelle possibilita’; ma noi li amiamo comunque e, dandogli nuovi percorsi, tentiamo di evidenziare nuove strade: politiche ed estetiche. Sembra quasi una scommessa…
Salute e liberta’, Rino De Michele.
Invece da parte mia c’è un po’ di sorpresa per una recensione che proprio non mi aspettavo dai compagni de Il Deposito, qualcosa che sa vagamente di stroncatura.
Dico a voi del Deposito, pensate che dopo aver letto queste righe a qualcuno venga un minimo desiderio di ascoltare il ns lavoro?
Noi che abbiamo partecipato al progetto - personalmente sono presidente dell’associazione Coro Pane e Guerra - ci siamo fatti un’idea di cosa sia “Uscite canzoni incontro ai venti”, ed ovviamente ne abbiamo un’idea positiva.
Quello che mi sorprende della recensione è che non si entra mai nello specifico (quali canti, quali cori, quali stili, l’esecuzione… ) e l’unica evidenza è che il nostro lavoro non è piaciuto.
Potrebbe trattarsi di qualsiasi cosa, nessun accenno a quanto è stato registrato ed al (laborioso) libretto di accompagnamento.
E mi vien da dire, come di fronte a certe stroncature che leggo a volte su ALIAS, ma se a un “critico” un certo lavoro non piace in assoluto, ma che passi la recensione ad altri magari più disposti ad ascoltare e a recensire, cioè a scrivere di quello che si è ascoltato, e non dei propri convincimenti.
Ciao Dario.
Sinceramente la recensione non mi sembra una stroncatura.
Mi pare che se qualcuno è interessato a comprare questo CD, potrà essere solo stimolato dal fatto che diciamo che sono presenti diversi “modi” di intendere i canti, quindi non si potrà che avere la curiosità di andare a sentirli.
Per quanto riguarda il libretto, effettivamente nella recensione non si fa riferimento al fatto che nel libretto del cd, oltre a un’introduzione del progetto, ci sono informazioni sui singoli canti (utili per la contestualizzazione, forse l’unico modo intelligente affrontare questi repertori) e anche la “presentazione” dei singoli cori che hanno partecipato. E questa è ovviamente una nota assolutamente positiva.
Sul fatto che non si sia entrati nello specifico di ogni singolo coro o canto, lo vedo come un fatto positivo: mi pare un modo per lasciare ai singoli ascoltatoril giudizio specifico. Abbiamo preferito dare spazio alla dimensione “collettiva”, generale del progetto.
Proprio perchè, dato che non siamo dei critici, alla fine avremmo dato il nostro parere personale sulle singole esecuzioni, e non credo sarebbe stata una cosa positiva.
Il nostro non essere dei critici musicali ci frena molto, perchè non abbiamo la “statura” per giudicare la “bontà” o meno di un esecuzione, o cose così. Ci limitiamo a dare la nostra opinione sul progetto e su alcune cose generali, senza entrare nello specifico.
Infine, mi permetto di annotare una questione “a monte”: non mi pare che ilDeposito si comporti come una rivista musicale, o culturale. Questo progetto ci è stato mandato e abbiamo pensato di parlarne (e non lo si è stroncato). E ti faccio notare che non lo facciamo sempre, di parlare dei progetti che ci vengono proposti.
E, partendo dal presupposto che non lo si è stroncato, in generale, come metodo di lavoro, non penso che non si possano fare recensioni “critiche” (e, ribadisco, questa recensione non mi sembra “critica”).
IlDeposito, oltre che essere un archivio di canti, ha anche una propria interpretazione di certi fenomeni musicali, politici, culturali. Interpretazione legittima come tutte le altre, ma mi pare ovvio che tutto ciò che scriviamo sia in qualche modo influenzato dalla nostra “impostazione”.
Per chiudere: il giudizio che diamo di questo progetto è buono, invitiamo a comprarlo, abbiamo messo in evidenza diversi punti che dovrebbero spingere un potenziale ascoltare all’ascolto.
Se poi tu ci hai visto altro, è legittimo, io ho cercato di chiarire alcune cose che forse non erano chiare, e anche il motivo che ci ha portato a fare delle scelte (come quella di evitare di entrare nello specifico di ogni canto).
Un caro saluto,
Sergej
un caro saluto anche da parte mia
ma vorrei chiarire che il punto non è che questa raccolta sia “comprata”, bensì “ascoltata”, e scusatemi se c’è una differenza. Trattare di una raccolta prodotta da “Cori antagonisti e di protesta” senza citare i cori coinvolti, e neppure i titoli dei canti non mi pare proprio una cosa positiva, stuzzica ben poco la curiosità.
E pure non ci voleva gran chè, tra la “recensione” di Violadelpensiero, e la “difesa d’ufficio” di Sergej, a dire chi ha messo insieme questo lavoro e quali i canti prescelti, e che non si tratta del pur bravo coro degli alpini che canta Tapum - con tutto il rispetto per i cori degli alpini. Ma per voi tant’è.
cordialmente
Dario Cangelli
Scusa Dario, ma siccome tu hai parlato di “stroncatura”, ti ho risposto su quello.
E, sia chiaro: nessuna “difesa d’ufficio”, come la chiami tu. Anche se la recensione è “firmata” da Violadelpensiero, devi sapere che TUTTI gli articoli del blog sono comunque fatti insieme, controllati, condivisi.
Se tu pensi che la recensione sia una stroncatura, sei libero di pensarlo. Ho fatto leggere la recensione a persone “estranee” a queste cose e non ci hanno letto una stroncatura (lo stesso Rino mi pare che non la pensi così), anzi.
Comunque a breve inseriamo i gruppi che hanno partecipato, nessuno dice che non fosse il caso di farlo.
Se poi tu vedi in questo un tentativo di stroncare il progetto, o di spingere le persone a non comprarlo (parlo di comprare perchè non mi pare che si possa ascoltare/scaricare online, o almeno nessuno mi ha dato indicazioni. Se così fosse fammi sapere, che inserisco subito), posso dirti che non è così.
Saluti,
Sergej