20 luglio: per Carlo
Pubblicato da Sergej il 20 luglio 2009 in Riflessioni

carlogiuliani4Il 20 luglio 2001 è una di quelle date che segna, e ha segnato, la recente storia d’Italia.
Durante le manifestazioni contro il G8, a Genova, un carabiniere uccideva Carlo Giuliani, giovane manifestante.
Per chi ha qualche anno più di me, una triste ricaduta in pensieri e ricordi di qualche decennio prima, che forse alcuni ritenevano passati, da molti punti di vista.
Per chi, come me, quegli anni non li ha vissuti, è una triste e drammatica realizzazione di quello che si era solo letto nei libri o raccontato da compagni o parenti.
Gli anni sono passati, sono passate molte cose, molte idee e pratiche politiche. È cambiato il mondo del lavoro, è cambiato il sindacato, sono cambiati i partiti.
Ma, evidentemente, qualcosa rimane.

E quindi purtroppo siamo qui a ricordare un ragazzo ucciso dalla “giustizia” durante una manifestazione e assistiamo tutt’oggi a un’ondata repressiva che mira, come sempre, a criminalizzare chiunque si opponga, lotti per manifestare le proprie idee, diverse e alternativa alla cultura e alla politica dominanti. E più passa il tempo più non sono tollerate dallo Stato idee che niente hanno di “radicale” o “estremistico”, sono semplicemente idee di giustizia, uguaglianza e libertà.

Questo articolo quindi per ricordare Carlo e tutte le vittime della repressione.
Per questo vi proponiamo una canzone di Alessio Lega, a nostro avviso molto significativa.

Dall’ultima galleria (Alessio Lega, 2001)

E poi dall'ultima galleria
Sembra mai più poter riaprirsi il sole
E quando luccica dal fondale
Sulla rugginosa ferrovia
Dalle budella della grande vedova

Diritto in faccia a un muro alto
Piazza Principe in un sussulto
Ti vomita addosso a Genova...

Io quando tornerò a Genova
per prima cosa col caffè di rito
Nel piazzale della stazione
dal baracchino il passo addormentato
Lo muoverò per riconquistare
la dignità di me stesso al mondo
Ed il dovere di camminare
a testa alta guardando il fondo

Guardare in fondo,
guardare il mare,
guardare il punto fermo sull’abisso
Vedere tutto tornare,
urlare, fronte spezzata
da un chiodo fisso
Fronte spaccata, fronte diviso,
fonte che anneghi
al pozzo San Patrizio
Del mare rosso
del nostro sangue plebeo
che soffoca nel precipizio
Che soffoca nel precipizio...

Quando ritorneremo a Genova
ritorneremo sopra la criniera
Bianca dell’onda
che si frange al frangiflutti
che mangia la sera
E scuote il senso del presente
della memoria che si schianta
Quando Genova ritornerà
quella del giugno del sessanta

Quando ritorneremo a Genova
e quando Genova sarà tornata
Quando torno,
torno al nostro inverno
la resistenza verrà dichiarata
Quando in tutto quest’inferno
ritroveremo i nostri sentimenti
Verremo in braccio alla natura
verremo sopra i quattro elementi...

Chi siamo noi? Ora siamo il mare,
il mare nero che si scatena
Che si rovescia sopra al porto,
sopra al porco che lo avvelena
Il mare più salato
che ci avete fatto lacrimare
Date un bacio ai vostri candelotti,
giusto prima di affogare.
Chi siamo noi? Ora siamo il vento
che non potete più fare ostaggio
Aria libera dai mulini,
dalle catene di montaggio
Il vento che spazzerà via,
cancellerà l’orma dei vostri passi
Che schianterà muri e sbarre
scatenandosi per Marassi

Chi siamo noi? Ora siamo il fuoco
che non avete mai domato
Quello che brucia in fondo agli occhi
di questo grigio supermercato
Quello che cortocircuita
i fili dell’allarme
e del divieto
Mentre noi spargeremo sale
sulle rovine di Bolzaneto

Chi siamo noi? Ora siamo la notte,
la luna persa dei disperati
Dice il poeta*
“Quando cade un uomo
si rialzano i mercati”
E per quest’uomo di eterna notte,
per questa luce che se ne muore
Aspetteremo che il sole sciolga
il blocco nero che portiamo in cuore...

E così torneremo a Genova,
così ritorneremo a Genova
Così libereremo Genova,
così saremo liberi a Genova...

Io quando tornerò a Genova
per prima cosa col caffè di rito
L’enorme samovar della tristezza,
che sta bollendomi dentro al fiato
Questo dolore che mi ha tradito
la grande sagoma del lutto
E queste lacrime che ho mascherato,
questo tormento che tengo stretto...

E in una Genova liberata,
senza chiusura, senza tormento
Senza sott’occhio la via di fuga,
senza dolore, senza spavento
Avrà senso cadere in ginocchio,
alzare e prendersi le mani
Piangere in piazza Alimonda... 

pardon: piazza Carlo Giuliani

Per chiudere, segnaliamo tutti gli altri canti su questo triste evento nel nostro sito e la sezione del sito dedicato a Carlo Giuliani in cui sono presenti (tutte?) le canzoni a lui dedicate.

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Commenti (2)

Violadelpensiero20 luglio 2009, alle 15:31

Di quel giorno mi preme ricordare e sottolineare con forza, oltre alla morte di Carlo Giuliani, quasi sicuramente “accidentale” e non voluta (per motivi di opportunità ovviamente e non per questo mai giustificabile) da nessuno di quelli che se ne sono macchiati, le barbarie, le torture, le violenze e le violazioni che furono perpretate durante e dopo la manifestazione dalle forze dell’ordine e dai suoi mandanti. La morte di Carlo, purtroppo o, amaramente, per fortuna, servì da cassa di risonanza per tutto ciò, l’enormità di una morte svelò al mondo l’enormità di un misfatto sistematico e collettivo.
Di quel giorno ricordo anche di non aver percepito più il giovane morto in piazza come pari a me, compagno di lotta, cosa che succedeva nei decenni passati, ma io adulta e lui ragazzo, e, novità dolorosa, lui figlio e io madre. E così l’ho pianto.
Devo anche dire, che probabilmente, per molto di noi, per molti di quelli che pensavano che non avrebbero mai più dovuto piangere nessuno ammazzato così, e se ne compiacevano tranquilli, il g8 di Genova è stato una lacerazione che ci ha risospinti fuori dalle nostre case, dalle nostre (nuove) famiglie, dalle nostre piccole sicurezze. Forse anche per questo Carlo Giuliani non è morto per niente.

Stefano30 agosto 2009, alle 23:52

Il Deposito è una iniziativa eccellente. Una atto di Resistenza umana in questi tempi di buio marron…

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