Giorgiana Masi, ragazza
Pubblicato da Violadelpensiero il 12 maggio 2009 in Riflessioni

Il 12 maggio 1977 a Torino c’era una “festa popolare”, ai giardini Cavour: banchetti dove i ragazzi vendevano le piccole5_14rm03 cose di artigianato che facevano, gruppi che suonavano sulle collinette, con la chitarra, forse un piccolo palco, non mi ricordo bene, che aspettava qualche gruppo a suonare… Era sabato pomeriggio, eravamo tranquilli e sereni, una volta tanto, rilassati e un po’ freak, nonostante Cossiga, come Ministro dell’Interno, ce lo permettesse di rado: io avevo 16 anni e un amore in fase iniziale, che si rivelerà profondamente significativo e duraturo oltre ogni limite razionale. Mio padre e mia madre, da bravi compagni piuttosto curiosi, fecero anche loro un giro alla festa, senza darmi fastidio, piuttosto destando la meraviglia dei miei amici.

A Torino non era facile, eravamo in piena stagione di…non so, chiamarli “anni di piombo” non lo posso fare, farei un torto a Margarethe Von Trotta, comunque quello è il concetto: Cossiga aveva vietato ogni manifestazione di piazza a Roma, dopo la morte di un agente di polizia durante scontri avvenuti all’università occupata, il 21 aprile.

doc0142A Roma, quel pomeriggio, il Partito Radicale, nell’anniversario della vittoria dei NO al referendum abrogativo della legge sul divorzio (voluto da democristiani e missini) del ‘74, decide per un sit-in piazza Navona: il movimento e i gruppi della nuova sinistra aderiscono all’iniziativa, per protestare contro il restringimento degli spazi di agibilità politica e il pesante clima repressivo. Per far rispettare, a qualsiasi costo, il divieto, il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga schiera migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto di guerra, affiancati da agenti in borghese delle squadre speciali, in alcuni casi travestiti da “autonomi”.

A Torino lo sapevamo, c’erano le radio libere, le notizie arrivavano così: la resistenza dei compagni romani, le barricate, i pestaggi indiscriminati, e poi i lacrimogeni e gli spari da una parte, le  molotov dall’altra: e così arrivò, verso le otto di sera, la notizia della morte di Giorgiana, colpita alla schiena da un proiettile, sparato da Ponte Garibaldi. Era una come noi, andava al liceo scientifico, aveva 19 anni, magari preparava la maturità. Giorgiana muore durante il trasporto in ospedale, e un altro pezzo della nostra primavera e della nostra innocenza finì sotto terra con lei e la verità nelle solite e fagocitanti sabbie mobili italiane.

Il giorno 14 sempre a Roma la polizia carica e disperde a manganellate un sit-in pacifico organizzato dalle femministe sul 1uogo dove era stata uccisa Giorgiana Masi.

Il seguito, ovvero l’inchiesta, le dichiarazioni di Cossiga, i depistaggi, le omertà, non foruno niente di originale, e non portarono, nel 1981,  che all’archiviazione dell’inchiesta per omicidio, da parte della magistratura.

Per approfondire:
Archivio ‘900

L’estintorecheamleto.net
Complessoperforma.it
(da: Nanni Balestrini e Primo Moroni, L’orda d’oro, SugarCo, 1988)

ilDeposito.org ha nell’archvio una canzone, non molto nota, del Collettivo Ticino Riva Sinistra, in un misto di italiano e milanese:

PER GIORGIANA

(1980)

Ma fino a quando, pòver cerbiatt, giorgiana_masi_photo
le mute del re deven ‘mbracaat
ma fino a quando, impünement,
ti azzanneràn, cerbiatt innocent.
ti azzanneràn, cerbiatt innocent.

Gesü, un’altra volta la canèa arrabiada
nei secoli fedele a chiunque sia el ratt
su un branco di cerbiatt la s’è aventada,
morale: ancora sangue sül marciapee

Notare che anche a Roma, senza che il capocaccia
füss lì a sovraintènd in sciarpa tricolor,
senza che il suon di corni li sguinzagliasse in traccia,
che bravi ‘sti scagnozz, han faa tütt de per luu

Ma fino a quando, governo fetènt,
g’avrà man libera, i prepotènt
ma fino a quando ‘sti brütt peepiatt
continueràn a straziare i cerbiatt,
continueràn a straziare i cerbiatt

Pensa che l’è el cerbiatt l’erede legìtim
dei pascoli e giardizz dell’universo intèr,
e i re sono i bastard che seminando vìtim
pascoli e giardizz cultiven a cimitèr

A comprovar che il torto sul sangue si regge
già c’erano i Franceschi, Zibecchi e gli Ardissun
c’è ora anche Giorgiana, gh’è ad accusar la legge
di elevare a norma la prevaricassion

Ma fino a quando i re usurpador
potràn contaa sui can difensor
ma fino a quando mastitt e moloss
mordendo a sang guadagneràn l’oss,
mordendo a sang guadagneràn l’oss

Dipingono il cerbiatt a tinte fosche
belva ultraferoce che sbrana fiolett
incarnassion del male e d’intenzioni losche,
püpill iniettaa de sang, un essere abbiett

Guardaal dritto negli occhi non hanno mai osato
‘ste varet che ne sappian del rosso baglior
che illumina e divora lo sguardo del cerbiatto
e rosso è semper staa el color del amor

Ma fino a quando i fors del amor
deven sübii, pagaa e lassaa tor
sveglia cerbiatt, gh’è amor per dügnün,
sü, tücc insemm a dagh ‘na lession

Sveglia cerbiatt, gh’è amor per dügnün,
alee, tücc insemm a dagh ‘na lession,
alee, tücc insemm a dagh ‘na lession,
alee, tücc insemm, alee tücc insemm!

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Commenti (1)

Violadelpensiero13 maggio 2009, alle 20:00

Un mio amico di allora, e che quel giorono c’era, mi ha ricordato che ai Cavour suonava Enzo Maulucci…quello di “Baradel” per intenderci…Grazie Federico!

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