Sparala prima la mina, mezz’ora si guadagna…
Pubblicato da Violadelpensiero il 5 dicembre 2008 in Eventi

LA ZOLFARA

(parole: MIchele Luciano Straniero,
musica :Fausto Amodei, 1958)

Otto sono i minatori
ammazzati a Gessolungo.
Ora piangono, i signori
e gli portano dei fiori.

Hanno fatto in Paradiso
un corteo lungo lungo;
da quel treno dove assiso
Gesù Cristo gli ha sorriso.

Sparala prima la mina
mezz’ora si guadagna
me n’infischio se rischio
che di sangue poi si bagna!
Tu prepara la bara
minatore di zolfara.

Hanno fatto un gran corteo
con i quattro evangelisti:
tutti quanti li hanno visti
con san Marco e san Matteo,

con san Luca e san Giovanni
e i compagni che da prima
lavorando nella mina
sono morti in questi anni.

Sparala prima la mina…

Hanno fatto un gran corteo
con i quattro evangelisti:
tutti quanti li hanno visti
con san Marco e san Matteo,

con san Luca e san Giovanni
e i compagni che da prima
lavorando nella mina
sono morti in questi anni.

Sparala prima la mina…

Dopo la dimostrazione
Gesù Cristo li ha chiamati,
con la sua benedizione
li ha raccolti fra i beati.

Poi levando poco poco
la sua mano giustiziera
con un fulmine di fuoco
ha distrutto la miniera.
Sparala prima la mina…

(la strage di Gessolungo avvenne il 12 novembre 1881
la strage della Thyssen Krupp il 6 dicembre 2007)

Condividi questo articolo!

Commenti (6)

nto5 dicembre 2008, alle 18:03

qualcuno parlava di non chiamarle più morti bianche ed io concordo, perché la verità è molto più scura

Belfagor5 dicembre 2008, alle 18:26

Questa, se non mi sbaglio, l’ho letta anche su fogli volanti della raccolta dell’Archivio Leydi.

Sarebbe interessante raccogliere tutti i fogli volanti, le cronache cantate e i canti dei cantastorie sui morti di lavoro, si potrebbe scrivere così l’altra storia, una storia non ufficiale, la storia controraccontata rispetto all’ufficialità e alla cultura egemone…partendo da tempi lontani. La storia dei morti di lavoro e degli “incidenti” sul lavoro, magari con il supporto iconografico degli ex voto pittorici (questo per quanto attiene gli incidenti, gravi, ma non mortali). Insomma una storia raccontata “dal basso”…

Violadelpensiero5 dicembre 2008, alle 18:43

Questa è una canzone d’autore, come vedi, di Straniero e Amodei.
Possibile che i Cantacronache si siano ispirati a qualche cronaca o foglio volante di canstorie.
La tua idea della storia raccontata “dal basso” attraverso testimonianze scritte, orali, cantate, dipinte, popolari è condivisa anche da noi: in questo caso è molto interessante la tua idea di una storia di morti sul lavoro. Nell’archivio del Deposito.org ci sono diverse canzoni su questo tema, guarda in questa sezione: http://www.ildeposito.org/archivio/tematiche/tematica.php?id=8&start=0

Belfagor7 dicembre 2008, alle 09:52

Grazie. Io ho un settore di tesi di laurea che seguo, dedicato proprio all’ archivio Leydi, cantastorie e cantacronache, dischi del sole ecc. Nell’archivio Leydi, ho controllato, c’è proprio questa di Straniero Amodei. Probabilmente fu stampata su fogli volanti da qualcuno che intendeva diffonderla…
Grazie per l’indicazione della sezione. Mi è preziosissima

Sergej7 dicembre 2008, alle 11:25

L’idea di fare una “storia dal basso” è molto bella, e utile.
Anche perchè il sito ha ormai un repertorio di canti abbastanza rilevante, e potrebbe essere molto interessante cercare di sfruttarlo per mettere in risalto alcuni percorsi, alcune tematiche, che non “escono” in modo naturale dall’archivio. Se hai qualche idea, Belfagor, facci sapere. Siamo prontissimi a cogliere tutti gli spunti e a collaborare con chi si dimostri interessate, a maggior ragione quando si tratta di persone “competentni”, che si occupano in modo scientifico di questo repertorio

Pardo8 dicembre 2008, alle 22:34

Da qualche anno la pruderie dei tartufi gazzettieri pennivendoli lustrascarpe dei padroni ha rimodellato, ingentilendone il portato semantico, l’espressione che negli anni Sessanta fu coniata dalla stampa operaia (l’unità l’avanti paese sera) :
c’era la nera, ossia la cronaca nera, che c’è tutt’ora, e così era per via degli omicidi di cui si occupava.
E poi c’erano le morti sul lavoro.
Non so chi usò per primo l’espressine, ma gli omicidi sul lavoro dunque, non potendo far parte della nera, divennero
OMICIDI BIANCHI
E non morti bianche: che non vuol dir nulla, o meglio, vuol comunicare un senso di ineluttabilità e di lutto ineluttabile.
OMICIDIO BIANCO è assai più pregnante: sottintende necessariamente un omicida.
Lo sfruttamento del lavoro umano, la sua reificazione, il sistema dei padroni: questo è l’omicida.
Recuperiamo, per lo meno noialtri, la potenza semantica dell’espressione:
torniamo a parlare sempre e soltanto, d’ora in avanti, di OMICIDI BIANCHI.

Lascia un commento

Il tuo commento