Musica di protesta oggi? Un esempio da Cagliari
Pubblicato da Sergej il 15 dicembre 2008 in Riflessioni
Spesso (nella mailing list, nel forum, di persona) ci siamo chiesti: ok Amodei, la Marini, Pietrangeli, Della Mea e compagnia. Ma *adesso* dove dobbiamo andare a cercare il “canto di protesta”? Il sito, come si legge nella presentazione, fa volutamente riferimento a una particolare esperienza, ma è evidentente che la musica di protesta è da cercare, attualmente, anche (e soprattutto, forse) altrove.
Sicuramente nel panorama italiano ci sono diversi gruppi e generi che si sono contraddistinti, e si contraddistinguono, per l’impegno che permea i testi delle canzoni. Ma come per ildeposito.org abbiamo “tracciato dei paletti” per circoscrivere il repertorio che ci interessa, allo stesso modo mi piace proporre anche qui qualche riflessione.
Qualche giorno fa a Cagliari, sono stato al concerto di Dr. Drer & CRC Posse, un gruppo che dai primi anni ‘90 fa rap e reggae in sardo. Un gruppo militante, fatto da militanti, con testi impegnati: contro la guerra, contro la repressione, per la libertà della Sardegna.
La domanda che pongo (domanda che, sia chiaro, rimarrà senza risposta) è: le canzoni di Dr. Drer & CRC Posse possono “rientrare” nel nostro repertorio?
Sicuramente Dr Drer si pone nel “solco” del rap militante, di cui vorrò parlare in un post a parte, che ha rappresentato uno dei principali canali, dagli anni ‘90, della musica di protesta. Ma andiamo oltre le etichette, che come ogni catalogazione lasciano il tempo che trovano. Proviamo invece ad analizzare la tematica di qualche canzone, per capire di cosa stiamo parlando.
Questo gruppo innanzitutto, cosa che io apprezzo, cita in modo diretto parte del repertorio di cui ci occupiamo: Bella Ciao (ma questo è quasi scontato), ma anche La ballata del Pinelli, tutt’altro che scontata.
Ma non fermiamoci al nostro “cortiletto”, sarebbe troppo facile.
Nel repertorio troviamo una bellissima e commovente canzone sulla storia Giuseppe Casu, un terribile caso di repressione avvenuto in un comune accanto a Cagliari. La canzone è una vera cronaca dei fatti, con una ricostruzione precisa e, ovviamente, una denuncia (i testi di Dr. Drer & CRC Posse li trovate qui).
Il “racconto dei fatti” si allarga anche a questioni “ambientali”, e troviamo una canzone che parla della politica di cementificazione delle coste in Sardegna, della presunta “economia di turismo” (”Masterplan”) e una sullo sfascio ambientale del Poetto, la nostra bellissima spiaggia cittadina (”E’ diventata nera“).
E poi una canzone sul “nuovo mondo del lavoro”, (”Flessibilità”). Poi numerose canzoni antimilitariste, contro la guerra, contro la repressione.
E poi la canzone che io preferisco. La Sardegna è terra di migranti, soprattutto di e-migranti. Da queste parti la cosa più comune è vedere i propri cari e i propri amici partire “per il continente”, come si dice qui, perché la situazione occupazionale è veramente tragica.
Questo fenomeno è raccontato in “La luce delle sei”, in modo veramente significativo, riporto qua il testo della seconda strofa, qui la prima strofa (vi invito anche a scaricare i file audio, che trovate a questo indirizzo):
E custa est sa canztoni po sa genti mia,
sa genti ki d’allìrgat su coru candu est sbuida sa gendarmeri’.
Imoi ki nci seu insandus du nau
ki mai in vida mia apu tentu aici meda nostalgia de
custa genti bia allirga e orgollyosa
ki pensu ki m’ascùrtat imoi ca scriu custas rimas,
passillendi in s’arruga de Amsterdam
in mesu ‘e is bitzicretas e sa rotaya de su tram;
biu is facis de is facis de su mundu:
piskellas de s’Islam custu tziu esti gopai segundu;
arribu a su mercau nc’est sa genti a fai sa spesa,
mi parrit de essi in pratza in d-una bidda campidanesa:
fèminas mannas a faci difidenti e sèria
ki anti connotu fàmini gherra e misèria.
Cumprendu sempri prus ca su mundu est fatu in dusu,
kini strècat e kini est strecau e nosus seus in mesu;
deu ‘ollu totu e puru luegu ma sceti ca du scriu m’agatu in custu logu,
in mesu a centumilla ki ghètant unu sèmini,
atesu de is arrèxinis ki m’anti fatu òmini,
sesi sempri in su coru Casteddu mia luntana
tui tenis su soli cumenti s’àcua est in sa funtana!
Non mancano poi canzoni contro la repressione, e si va avanti così.
Insomma, dato il tipo di testi, possiamo tranquillamente dire che questo gruppo rientra pienamente nella “tipologia classica” del “nostro” repertorio. Certo, il genere musicale non è quello “classico”. Ma mi chiedo a questo punto quale sia il modo migliore per fare arrivare il *messaggio* alle persone, e soprattutto ai giovani. La musica è un fondamentale veicolo di contenuti, anche politici, soprattutto per i ragazzi che stanno ancora costruendo il proprio percorso, il proprio pensiero. È il caso di rintanarsi nelle forme “classiche” del canto di protesta, o è piuttosto meglio cercare di “battere” strade diverse, certo un po’ eterodosse, ma probabilmente più significative per chi non si trova a suo agio nelle forme tipiche del “nostro repertorio”?
Dove voglio arrivare?
Non lo so. La mia riflessione, e ce ne saranno altre di questo tenore, è che *attualmente* credo sia il caso di cercare la musica di protesta *anche* in “campi” diversi da quello di cui ci occupiamo. Anche perchè il “popolare”, che piaccia o no, non è più da ricercare tra le risaie, o nei luoghi “classici” in cui si sono prodotti i repertori che apprezziamo tanto. Quindi credo sia necessario alzare un po’ lo sguardo, e guardarsi intorno, soprattutto se non si vuole perdere il contatto con la realtà…
Tutto questo, ovviamente, secondo la mia umile e sconclusionata opinione.

sottoscrivo
Ottima analisi.
Ne abbiamo parlato duemilioni di volte…ma per la duemilionesimauna perchè alla fine mi si confondono sempre le idee?
Perchè fai un lungo discorso, che condivido, sulla musica di “protesta”, e alla fine dici che la musica “popolare” è da cercare fuori dai classici luoghi in cu ce la immaginiamo (anche questo lo condivido)? Non stavi parlando della musica di protesta? Perchè protesta e popolare per forza insieme? Forse perchè popolare vuol dire subalterno? E subalterno mica vuol dire automaticamente protesta, no? E protesta…mica sempre è popolare!
UFFA!
Sì, mi sconclusioni le opinioni!