50 anni dopo, forse, si sta un po’ peggio
Pubblicato da Violadelpensiero il 7 dicembre 2008 in Recensioni
Qualche sera fa, sul palco di Maison Musique, a Rivoli (TO), durante la serata Cinquant’anni di Cantacronache, Fausto Amodei, a chi gli parlava dell’attualità delle canzoni dei Cantacronache, ha risposto che non è affatto un buon segno che siano così attuali, perchè significa che le cose che venivano criticate allora, sul finire degli anni ‘50, vanno ancora allo stesso modo, anzi, secondo lui, anche peggio.

Non vorrei sbagliarmi, ma il senso della serata, e il clima stesso dell’evento, è stato un po’ tutto informato da questo sentire: abbiamo riascoltato le canzoni di allora, ne abbiamo sentite di nuove, e la cronaca cantata è sempre quella: lavoro alienante, pericoloso, precario, sfruttamento, guerre, fatica di vivere, ingiustizie, repressione…
Lo abbiamo sentito rieccheggiare nei testi di allora, lo abbiamo sentito nei testi attuali, e nelle versioni attuali dei testi di allora: I Têtes de Bois hanno cantato una Zolfara “eterodossa” ma molto incisiva, così come i Mau Mau hanno riproposto Dove vola l’avvoltoio, Cisco ha eseguito Oltre il ponte in una versione che era già capitato di sentire, e francamente ho preferito la sua Ebano.
I Canto Sociale hanno aperto la serata con Cazone del popolo algerino, e un collage di testi di Gianni Rodari trasformati in canzoni, a riproporre uno dei compagni di stada dei Cantacronache, e originale “cantore” lui stesso di cronache vere, che anche i più piccoli potessero comprendere e considerare.
Carlo Pestelli ha accompagnato un Fausto Amodei brillante e in forma, in Tredici milioni di uomini da pelle d’oca (da solo ha eseguito Ero un consumatore, con grande ironia, come si conviene), così come l’esecuzione di Per i morti di Reggio Emilia di Gualtiero Bertelli è stata forte e coinvolgente.
Alessio Lega come ripropositore de I Cantacronache aveva già dimostrato in passato la sua fedeltà allo spirito e, più di altri, anche alla forma, mentre la sua L’utima galleria è sempre prepotentemente emozionante e degna sorella di quei Cantacronache “fratelli maggiori” come li ha definiti Lega stesso.
Isa ha cantato con l’accompagnamento vocale della sua chitarrista Canzone triste, sorprendendo positivamente e convincendo assai con questa proposta tutta femminile, molto coerente col testo.
In apertura l’intitolazione dell’auditorium di Maison Musique a Franco Lucà (la cui memoria tornerà, durante la serata, nelle parole di quasi tutti gli artisti intervenuti), da parte del sindaco di Rivoli, con un ricordo pieno di affetto e di rimpianto, e durante i cambi-palco diversi interventi e brevi interviste, coordinate da Daniele Lucca: tra gli altri Emilio Jona ha sottolineato il rapporto tra canto popolare e canto di protesta, e ha raccontato di come i Cantacronache presero in considerazione ben presto quel repertorio, diventando essi stessi ricercatori e ripropositori, nel solco tracciato da Ernesto de Martino, e percorso in quegli anni e in quelli successivi da diverse e feconde realtà scientifiche e artistiche in Italia. Emilio Jona si è anche prodotto in una sorprendente versione (quasi)rap della sua (e di Liberovici) Canzone dei fiori e del silenzio, a domostrare la versatilità di questi testi, che comunque vengano considerati conservano il loro forte senso di critica e di presa di posizione.
E’ stata annunciata, per l’iniziativa di Enrico de Angelis, la riedizione dei materiali sonori originali dei Cantacronache in forma digitale (9 cd), a partire dagli archivi del Centro Regionale Etnografico Linguistico, che ha sede a Maison Musique, e la stesura di un libro, da parte di Alessio Lega, sui Cantacronache, sempre sulla base degli archivi presenti al C.R.E.L.: due iniziative senza dubbio necessarie al fine di rendere finalmente fruibili e vitali queste testimonianze, perchè finalmente i tanti che parlano de I Cantacronache, e che ne sentono parlare, e che ascoltano o confezionano le varie “riproposte”, possano rendersi finalmente conto di chi siano stati veramente questi “fratelli maggiori”.