Coro delle Mondine di Novi di Modena - “Di madre in figlia”
Pubblicato da Violadelpensiero il 16 novembre 2008 in Eventi, Riflessioni

Nell’ambito dell’edizione n°26 del Torino Film Festival, verrà presentato il documentario Di madre in figlia, di Andrea Zambelli, prodotto da Davide Ferrario, esattamente il 26 novembre, alle 16, presso la sala 1 del cinema Massimo. Questo documentario è stato già presentato con grande successo al Festival cinematografico di Toronto. Protagonosta del film è il Coro delle Mondine di Novi di Modena.

Coro delle Mondine di Novi di Modena a Detroit

Di madre in figlia è  uno spettacolo- concerto dove le radici delle Mondine, dai loro racconti alle loro musiche tradizionali, si intrecciano con l’elettronica dei Fiamma Fumana. Nel documentario vi è anche la testimonianza della tournè del gruppo negli Stati Uniti per presentare questo lavoro.

“Mondine 2.0 – di madre in figlia” è anche il nome di “ un progetto multimediale e collettivo che ha l’intento di raccontare una storia abbattendo il confine tra autori e pubblico.
La storia è quella delle mondine. Donne straordinarie che abbiamo la fortuna di conoscere e che ci hanno insegnato molto. La loro storia è anche la nostra, e siamo consapevoli che le battaglie che portiamo avanti oggi non sono che il proseguimento di quelle delle mondine.”

Così recita la presentazione del blog di questo progetto, promosso da Alessandro Cottica, ex Modena City Ramblers e ora Fiamma Fumana.

Ho letto due articoli usciti ad agosto e a settembre su La Stampa e su Repubblica, in occasione della premiazione al festival di Toronto, ne ho letto un altro recente (e pieno di sciocchezza, secondo me, sulla realtà della monda e delle canzoni di monda, nonchè contenente la data sbagliata della presentazione a Torino), sempre su Repubblica.
Ho ascoltato e guardato i filmati che in quest’ultimo articolo si possono vedere, e che contengono le esecuzioni di “Son la mondina son la sfruttata” e di “Bella ciao delle mondine”: fatelo anche voi, se volete, e poi ne parliamo…
Personalmente ritengo ci sarebbe molto da dire sul valore di progetti come questo, e più in generale sul senso della “riproposizione” della musica popolare in ambiti e con forme sempre più lontani da quelli legati alla loro funzione e alla persistenza di quella funzione. Molto da dire, perchè è un argomento ancora aperto, aperto da quasi sei decenni, e che continua ad esserlo oggi più che mai, con l’avvento di strumenti e tecnologie multimediali sempre nuovi e tutto sommato…accattivanti.

Angelo Morbelli "Per ottanta centesimi"

Condividi questo articolo!

Commenti (12)

Sergej16 novembre 2008, alle 22:46

Il film dovrebbe essere interessante, chissà che non si riesca a procurarlo :)
Vorrei invece dire qualcosa sulla riflessione di Viola, sul problema della riproposizione. L’argomento è complesso, e credo che sarà oggetto di diversi interventi di questo blog, anche perchè tocca direttamente l’essenza e gli obiettivi di questo sito.

Sarà che da tempo mi pongo il problema del “senso” di questo repertorio, sarà che mi chiedo dove sia ADESSO la musica “di protesta politica e sociale”, sarà che mi chiedo spesso quale sia il modo migliore per tenere in vita lo “spirito” di questo repertorio (la “lettera” si può anche perdere, forse…), sarà che non c’è il mare a Praga (cit. ;) ), ma comunque questi “eventi” mi fanno pensare.

Ho visto qualche video, ho visto come i canti “classici” di risaia siano stati accompagnati con musica elettronica, e/o strumenti non “classici” di quel repertorio. Queste “contaminazioni” sono molto interessanti (penso alle riproposizioni dei canti anarchici dei Les Anarchistes, che a me piacciono moltissimo), quello che sempre mi chiedo, in questi casi, è: quale è il senso? Ha senso portare questo tipo di repertorio in teatro, in giro per il mondo? Una cosa è certa: da molti decenni ogni tipo di riproposizione è slegata (o tendenzialmente slegata) dalle condizioni materiali da cui è nato l’oggetto riproposto. Questo vale per le mondine, ma vale anche per i canti della resistenza, o per i canti socialisti dei primi anni del novecento. Progetti come quelli di cui parla questo post hanno il merito di mettere in evidenza un aspetto della cultura popolare che è sicuramente importante, e spesso non “riconosciuto”. Quello che è importante fare, credo, è non scambiare questi fenomeni con la realtà attuale, del lavoro o della musica (argomento che qui ci interessa). Come dire: più che legittimo occuparsi di questo repertorio (lo faccio da 4 anni ormai..), e legittimo riproporlo, ma credo sia necessario avere ben chiaro che si tratta di fenomeni passati. Importanti, ma passati. E per chi come noi si pone il problema della trasformazione del presente, nonchè della sua analisi (sociale, politica e musicale), questa riflessione è ancora più importante, perchè ci consente di evitare di rimanere ancorati a un passato (più o meno glorioso, a seconda dei gusti) che difficilmente tornerà…

Violadelpensiero17 novembre 2008, alle 10:01

Ma è anche importante non scambiare questi fenomeni con larealtà attuale di quando si mondava (si combatteva in montagna-si occupavano le fabbriche), deve essere chiaro sempre che così non si cantava/suonava. E questa chiarezza già colloca le cose al posto giusto e al tempo giusto.

Qualcuno dice o pensa che è necessario dare delle forme attraenti, “moderne” a questi contenuti, per accattivarsi un pubblico più ampio e più giovane, con l’obiettivo di far conoscere a molti questi pezzi di cultura popolare. Io non sono d’accordo. Non si può prendere un fenomeno nato e vissuto (e morto) rivoltarlo a piacere e ributtarlo nella mischia in nome della cultura popolare. Le cose vanno conosciute e fatte conoscere così come sono state, con tutta l’integrità storica e antropologica che meritano. Poi se si vuole giocare con la musica, le tecnologie, gli strumenti, le voci, va bene, è piacevole, è interessante, magari esteticamente è anche bello. Ma è altro.

Il senso, a parer mio, ce lo deve spiegare chi fa queste operazioni: io aspetto…

stellavale19 novembre 2008, alle 12:41

Cara violadelpensiero, prova a venire a sentirle, ti stupiranno. Non sono non sono fuori luogo ma sono loro stesse più “rock” di tanti giovani e mirano dritto al cuore, te lo assicuro!
Grazie di averci aiutato a diffondere questo evento per noi molto importante!

Violadelpensiero19 novembre 2008, alle 21:45

Le ho già sentite, anche dal vivo, e non certo in versione…rock, come dici tu. Le ho sentite in versione…normale. Non mi hanno stupita perchè un po’ conosco il fenomeno del canto di monda.
A me non interessa che siano più rock o meno rock dei giovani.
Non è certo questo il problema, anzi…mi pare si capisca proprio bene da coosa diciamo Sergej ed io, no?

Jessica30 novembre 2008, alle 00:07

Ciao sono jessica, nella foto con le mondine, sono quella a sinistra con la piva. Sono arrivata a questo blog per caso e mi fa piacere dare il mio piccolo contributo visto che è di quello che facciamo noi che si sta parlando. Credo che ci siano diversi approcci alla musica tradizionale e che questi abbiano risultati diversi sia sul piano estetico che, a volte, su quello culturale ma che quasi sempre essi siano motivati dall’interesse per la nostra storia. Nel nostro caso l’idea di “contaminare” i suoni delle mondine viene da una parte dall’esigenza di arrivare ad un pubblico più giovane e vasto possibile come dice Viola (e non ci vedo niente di male), e dall’altra dalla necessità di parlare con il proprio linguaggio e non quello di altre generazioni. Da queste vorremmo prendere quei contnuti che potranno farci strada nel nostro futuro, e le mondine ci passano il loro testimone. Noi Fiamma Fumana siamo un gruppo musicale e raccontiamo la storia delle mondine attraverso la musica, io, nel mio dottorato di ricerca, studio il fenomeno delle mondine e se mai riuscirò a fare una tesi di dottorato (come dovrei) parlerò della loro stori in altri termini, con “l’interità storca che meritano”. Ad ognuno il suo mezzo. Scusate l’incursione.
Aggiungo che sono d’accordo che l’articolo su repubblica era pieno di sciocchezze…non sai quante!!
buone cose

Violadelpensiero30 novembre 2008, alle 12:11

Più o meno lo so quante…purtroppo!

Sergej30 novembre 2008, alle 12:32

Jessica, aspettiamo con ansia la tua tesi di dottorato! :)
Scherzi a parte, il mio intervento puntava più che a parlare delle “contaminazioni” (a cui sono molto interessato, tra l’altro. Non tutte sono fatte bene, ma quando sono fatte bene sono veramente belle e utili, proprio per il motivo che hai addotto tu), tendeva a porre il problema (non legato necessariamente al vostro spettacolo) di alcune modalità “di maniera” con cui vengono riproposti a volte questi repertori popolari.
Non so se per il dottorato stai affrontando lo studio delle mondine da un punto di vista storico o “antropologico”, ma, da profano, credo che il problema del “come ci si pone”, nella riproposizione di questi fenomeni, sia importante. E questo discorso vale anche per fenomeni meno “popolari”, come l’esperienza dei Cantacronache (che tutto era tranne che popolare, credo): in che modo ADESSO la si propone?
È una domanda credo sempre valida, quando si parla di fenomeni che sono appartenuti al passato, che si spera possano sopravvivere (per lo meno nello “spirito”, se non nella “lettera”) nel modo migliore possibile.

Salute e grano,
Sergej

Dani2 dicembre 2008, alle 15:31

Alla fine qualcuno ha visto il film?
A me è sembrato fatto proprio bene, con molto spazio alla storia (e alle storie) delle mondine, che emergono come persone e come caratteri straordinari. Mi è piaciuto che, stipati in un’ora e mezza di film, si sia sentito un gran numero di canti, dando così un’ottima idea della diversità e ricchezza del repertorio. Certo così rimane la fame di sapere di più di eventi storici, aneddoti, episodi, e l’accenno alle ragazze cinesi che “oggi” fanno la monda ha un che di incompiuto.
Sui trattamenti elettronici, in linea di principio, sono non poco scettico anch’io, ma ho constatato con piacere come i ragazzi abbiano lavorato con molto giudizio, sempre INSIEME alle mondine, giungendo ad arrangiamenti molto misurati, decisamente migliori rispetto a quanto avevo sentito tempo fa.

Dani2 dicembre 2008, alle 15:34

Viola, Vale intendeva “rock” nel senso dell’atteggiamento, non nell’arrangiamento, nel senso di cosa si associa di solito al rock, un’idea cioè di libertà, di trasgressione, rottura degli schemi…

Violadelpensiero2 dicembre 2008, alle 19:15

Ciao Daniele!
Ti ho visto-sentito-incontrato con i Cantambanchi, un paio d’anni fà, al Folk, un martedì sera che veniste a trovare L’Union des Amis Chanteur, e ho un bel ricordo di quell’occasione e un bel po’ di nostalgia di quei tempi…
Mi fa piacere trovarti qua, e se ti va, continua a frequentare il blog e dai un’occhiata al sito!

=Dani3 dicembre 2008, alle 11:19

Grazie! :-D Il sito lo conoscevo, ma ho scoperto la mailing list e il blog solo ieri… passando per facebook ;-) Ora ovvierò!

Violadelpensiero3 dicembre 2008, alle 14:13

Allora Facebook è anche di qualche utilità, incredibile!
Se stasera sei alla Maison per i Cantacronache mi presento in carne ed ossa!

Lascia un commento

Il tuo commento